Nella prima puntata di questo dossier, la visita al Museo dell’Insurrezione di Varsavia aveva aperto un confronto con diversi musei e luoghi della memoria europei: il Deutsches Historisches Museum e la Topographie des Terrors a Berlino; il Musée de l’Armée e il Musée de l’Ordre de la Libération a Parigi; il Museo Diffuso della Resistenza di Torino; la Risiera di San Sabba a Trieste; il Memoriale della Shoah e la Casa della Memoria a Milano. Sullo sfondo restava il progetto del Museo Nazionale della Resistenza milanese.
Nel confronto fra Varsavia e il Deutsches Historisches Museum era emersa una distinzione particolarmente utile: la nazione come soggetto morale del racconto, nella quale riconoscersi, e la nazione come oggetto storico di indagine, anche nelle responsabilità dei suoi crimini.
La controversia che dal 2025 coinvolge lo Smithsonian riprende questo problema attraverso il tentativo del governo americano di intervenire sulle interpretazioni proposte dai musei.
Lo Smithsonian, fondato nel 1846 con un atto del Congresso grazie al lascito dello scienziato britannico James Smithson, è un grande complesso di musei, archivi, biblioteche e centri di ricerca. La sua attività comprende storia, arte e scienze naturali. Ha una propria struttura di governo, affidata al Board of Regents e al Secretary, e una natura istituzionale che intreccia responsabilità pubbliche e risorse private. Smithsonian, storia e organizzazione.
Al suo interno, il National Museum of American History è il museo dedicato alla storia degli Stati Uniti sul quale si concentrano alcuni degli interventi più recenti dell’amministrazione Trump. La controversia riguarda il posto assegnato alle conquiste del paese, alle disuguaglianze e alle violenze che ne hanno accompagnato lo sviluppo, alle esperienze dei diversi gruppi che lo compongono.
L’amministrazione accusa lo Smithsonian di proporre letture ideologiche e divisive e chiede una rappresentazione capace di rafforzare l’orgoglio nazionale. Le associazioni degli storici contestano questa descrizione del lavoro museale e difendono la possibilità di costruire e correggere le interpretazioni attraverso le prove disponibili e il confronto scientifico. Executive Order del 27 marzo 2025; American Historical Association, Historians Defend the Smithsonian.
Le autorità politiche hanno contribuito storicamente alla fondazione dei musei e alla formazione delle loro collezioni. Le finalità pubbliche assegnate a queste istituzioni hanno influito sugli argomenti studiati e sulle risorse disponibili. La ricerca di Denise D. Meringolo sulle origini della public history americana ha ricostruito il rapporto fra lo sviluppo delle competenze professionali e l’attività del governo federale. Anche l’autonomia degli studiosi si è formata attraverso la definizione delle responsabilità assunte al servizio delle istituzioni pubbliche. Meringolo, Museums, Monuments, and National Parks, 2012.
Questa seconda puntata esamina il confine fra il legittimo uso pubblico del patrimonio e la determinazione politica del suo significato storico. Il confronto con il prestito dell’arazzo di Bayeux al British Museum permette di distinguere obiettivi e conseguenze degli interventi governativi. L’indagine europea di NEMO offre ulteriori elementi per riconoscere i condizionamenti esercitati attraverso risorse, nomine e programmi espositivi.
Smithsonian: la successione degli interventi
L’Executive Order 14253 del 27 marzo 2025, Restoring Truth and Sanity to American History, attribuisce al vicepresidente, anche attraverso la sua posizione nel Board of Regents, il compito di promuovere la rimozione di ciò che l’amministrazione definisce ideologia impropria. Collega inoltre i futuri stanziamenti alla necessità di evitare programmi ed esposizioni qualificati come divisivi. La rappresentazione positiva della storia nazionale entra fra i criteri politici del finanziamento. Testo dell’ordine esecutivo.
Il 9 giugno 2025 il Board of Regents riafferma l’indipendenza dello Smithsonian e le competenze del Secretary, responsabile del personale sotto la supervisione del Board. Lo stesso documento gli affida una verifica dei contenuti, con aspettative da comunicare ai direttori e modifiche sulle quali riferire. L’istituzione rivendica la propria autorità professionale e avvia una revisione interna in nome dell’imparzialità. Dichiarazione dello Smithsonian.
La lettera della Casa Bianca del 12 agosto 2025 interviene sui procedimenti curatoriali. Richiede materiali espositivi e didattici, documenti sulla selezione degli oggetti e sui processi di approvazione; prevede colloqui con curatori e dirigenti. La verifica comprende il tono delle esposizioni e il loro inquadramento storico.
La lettera del 18 dicembre 2025, firmata da Vince Haley e Russell Vought, contesta l’insufficienza della documentazione ricevuta e collega la disponibilità dei fondi all’adempimento delle richieste dell’amministrazione.
Questo collegamento incide sulle condizioni della ricerca. Se l’accesso alle risorse dipende da un esito interpretativo predeterminato, la decisione di bilancio può condizionare il progetto di una mostra prima ancora della sua realizzazione. Il curatore deve valutare la pertinenza delle fonti insieme alla compatibilità della loro interpretazione con le aspettative di chi finanzia l’istituzione e, dunque, con la sostenibilità dell’ente.
Il 4 luglio 2026 il rapporto della Casa Bianca Saving America’s Story esplicita il criterio. Attribuisce al National Museum of American History una missione di «fostering patriotism» e presenta la storia americana come «shared national inheritance». Accusa la direzione di avere compromesso quella missione e richiede un racconto capace di ispirare e unificare la comunità nazionale. Queste accuse esprimono la posizione dell’amministrazione e devono essere esaminate come parte della controversia. Rapporto integrale.
Il documento ammette che si possano affrontare schiavitù, ingiustizie e violenze contro i popoli nativi, ma contesta il peso che questi temi assumerebbero nella rappresentazione complessiva del paese. Il controllo riguarda quindi anche la gerarchia delle rilevanze. Un’esposizione può ricordare una sopraffazione ed essere comunque giudicata inadeguata per la centralità che le assegna.
L’amministrazione chiede al museo di suscitare orgoglio per la storia degli Stati Uniti. Questo obiettivo diventa anche un criterio per giudicare le esposizioni: il rilievo attribuito alla schiavitù o alle violenze contro i popoli nativi può essere contestato perché ostacola il racconto celebrativo richiesto dal governo, anche quando la ricostruzione è sostenuta dalle fonti.
L’Executive Order 14416 del 24 luglio 2026 dispone l’impiego degli strumenti disponibili, comprese condizioni finanziarie e contrattuali, per ottenere correzioni. Prevede inoltre cartelli e materiali sui terreni gestiti dal National Park Service presso il museo, destinati a presentare ai visitatori le contestazioni dell’amministrazione. La prescrizione investe anche il percorso di accesso all’esposizione, lungo il quale il governo intende comunicare il proprio giudizio sul lavoro curatoriale.
La pressione raggiunge poi i rapporti con le agenzie federali. Una lettera del 28 agosto, riferita da Reuters nei primi giorni di settembre, prospetta il ritiro del sostegno attraverso prestiti di oggetti, servizi e sovvenzioni discrezionali. La minaccia coinvolge le condizioni materiali delle mostre e si rivolge all’organo di governo dello Smithsonian. Reuters, ricostruzione della lettera.
Nella serata dell’11 settembre, secondo la cronaca AP del 12, Trump chiede una mostra su George Washington fino al febbraio 2032, una statua nella Flag Hall e un monumento esterno al posto di Infinity. Propone inoltre un Center for American Heroes in luogo del Center for Restorative History. La formulazione pubblica di queste richieste va distinta dalla loro effettiva realizzazione. Associated Press, 12 settembre 2026.
Una mostra su Washington può rispondere a molti progetti scientifici. In questo caso il soggetto e la sua preminenza nello spazio vengono indicati dall’autorità politica come rimedio a un racconto giudicato inadeguato. La figura storica riceve in anticipo una funzione esemplare alla quale il museo dovrebbe conformare il proprio lavoro.
Le posizioni delle associazioni e degli storici
La risposta della comunità professionale americana si è sviluppata attraverso dichiarazioni associative e contributi individuali, anche nelle sedi parlamentari. Questi interventi permettono di individuare le condizioni del lavoro storico che gli studiosi considerano minacciate.
L’American Historical Association approva il 31 marzo 2025 una dichiarazione in difesa dello Smithsonian, aggiornata nell’agosto dello stesso anno e il 9 luglio 2026. La dichiarazione originaria raccoglie l’adesione di 36 organizzazioni, appartenenti anche a campi professionali e disciplinari contigui alla storia. Nell’intervento di luglio l’AHA contesta la concezione ristretta del patriottismo proposta dalla Casa Bianca e difende un’indagine capace di comprendere conquiste e responsabilità della nazione. Richiama inoltre l’indipendenza dello Smithsonian dalle priorità ideologiche di qualsiasi amministrazione. AHA, Historians Defend the Smithsonian.
Nello stesso giorno il National Council on Public History respinge le conclusioni di Saving America’s Story. Il suo argomento riguarda il metodo: l’interpretazione deve confrontarsi con l’insieme delle prove disponibili e rimanere aperta alla discussione professionale. Il NCPH considera il rapporto una minaccia a queste condizioni e collega la difesa dell’indipendenza alla possibilità di rappresentare esperienze storiche diverse. NCPH, dichiarazione del 9 luglio 2026.
Già nell’agosto 2025 un documento congiunto, sottoscritto fra gli altri dall’Organization of American Historians e dall’American Association for State and Local History, aveva collegato le pressioni sulle istituzioni federali della memoria alla fiducia nella capacità dei cittadini di confrontarsi con un passato complesso.
Queste prese di posizione documentano una mobilitazione organizzata della professione. Le adesioni non misurano le opinioni di ogni singolo studioso, né possono essere sommate come risultati di ricerche indipendenti. Esprimono tuttavia posizioni collettive, il cui peso va conservato nella ricostruzione del dibattito. Un intervento individuale favorevole all’amministrazione non documenterebbe, da solo, una divisione equivalente nella comunità scientifica.
Nel rapporto Saving America’s Story, la Casa Bianca giustifica la funzione patriottica che attribuisce al museo richiamando alcune dichiarazioni formulate durante la sua progettazione e inaugurazione. Cita, fra gli altri, il Secretary dello Smithsonian Leonard Carmichael, che nel 1955 presentava al Congresso un museo destinato a rafforzare la fiducia dei cittadini nel paese, e il presidente Lyndon B. Johnson, intervenuto all’inaugurazione nel 1964. Il rapporto usa queste dichiarazioni per sostenere che l’attuale direzione abbia abbandonato gli obiettivi originari dell’istituzione. Saving America’s Story, apertura del rapporto.
Nella sua testimonianza parlamentare del luglio 2026, David W. Blight contesta questo uso delle dichiarazioni originarie. Secondo lo storico, il linguaggio celebrativo con cui veniva presentato il museo risentiva del contesto della guerra fredda, che il rapporto governativo trascura. La sua critica riguarda quindi il procedimento seguito dalla Casa Bianca: assumere quelle dichiarazioni come criterio per giudicare il museo di oggi, senza ricostruire le circostanze nelle quali furono formulate. Blight, testimonianza, p. 2.
L’osservazione riprende un problema della prima puntata. Anche la fondazione di un museo appartiene a un contesto storico. Il linguaggio con cui un’istituzione definisce la propria funzione può essere studiato insieme alle condizioni politiche e culturali che lo hanno prodotto. Assumerlo come norma immutabile sottrae all’indagine proprio il rapporto fra museo e nazione.
Anthea M. Hartig, storica e direttrice del National Museum of American History, insiste sulla responsabilità verso il pubblico. Nella sua testimonianza parlamentare del luglio 2026 difende la disponibilità del museo ad accogliere osservazioni e a correggere i contenuti quando le prove lo richiedano. Hartig interviene come studiosa e come responsabile dell’istituzione coinvolta. La sua testimonianza chiarisce il criterio professionale che il museo dichiara di seguire; la valutazione delle singole scelte espositive richiede poi un esame delle fonti e degli allestimenti.
La storiografia non può essere dettata per decreto. La conoscenza storica deriva da un lavoro plurale, nel quale le interpretazioni devono rendere conto della documentazione utilizzata e possono essere discusse, confutate o corrette. La pluralità acquista valore attraverso queste procedure. Una tesi sostenuta da prove consistenti e una ricostruzione che ignora la documentazione disponibile hanno un diverso statuto conoscitivo, anche quando entrambe circolano nel dibattito pubblico.
La competenza professionale comporta un obbligo di argomentazione. Il museo deve spiegare le proprie scelte e accettarne la discussione. Il potere di disporre finanziamenti o nomine non attribuisce una competenza aggiuntiva sulla validità di una ricostruzione storica.
Un precedente e il lavoro attuale del museo
Nel 1995 il progetto espositivo dello Smithsonian sull’Enola Gay, il bombardiere impiegato su Hiroshima, fu cancellato dopo un conflitto che coinvolse curatori, associazioni di veterani e autorità politiche. La vicenda mise in luce le tensioni fra commemorazione del sacrificio militare e analisi storica dell’impiego dell’arma atomica. È stata studiata da Richard H. Kohn nel Journal of American History e nel volume curato da Edward T. Linenthal e Tom Engelhardt, History Wars. Scheda archivistica Smithsonian; Kohn, 1995; Linenthal e Engelhardt, 1996.
Il precedente mostra quanto il problema abbia una storia interna all’istituzione. La controversia attuale lo ripropone attraverso una successione di atti dell’esecutivo che collega contenuti, risorse e governo dello Smithsonian.
La valutazione deve comprendere anche ciò che il National Museum of American History presenta al pubblico. Il 14 maggio 2026 ha aperto In Pursuit of Life, Liberty & Happiness, un percorso di 250 oggetti dedicato agli ideali della Dichiarazione d’indipendenza. Il museo propone di seguire le esperienze attraverso le quali generazioni diverse hanno cercato di realizzare quelle promesse. Smithsonian, presentazione del percorso.
Questa impostazione permette di studiare i principi della fondazione nazionale attraverso la storia della loro applicazione. Per ricostruire l’esercizio di un diritto occorre considerare chi ha potuto usufruirne, chi ne è rimasto escluso e quali conflitti ne abbiano modificato l’estensione. La distanza fra principio ed esperienza diventa un argomento di ricerca, con conseguenze anche sulla comprensione del principio stesso.
Il programma per il venticinquesimo anniversario dell’11 settembre comprende l’esposizione di oggetti della collezione fra il 9 e il 12 settembre 2026. La raccolta, avviata su mandato del Congresso nel dicembre 2001, si è estesa alle risposte agli attentati e alle loro conseguenze, comprese le guerre in Afghanistan e Iraq e le trasformazioni degli apparati di sicurezza. Smithsonian, September 11.
Un effetto personale può favorire l’identificazione con una vittima. La sua collocazione in una raccolta più ampia permette di collegare quell’esperienza alla ricostruzione degli eventi e delle loro conseguenze. Il valore memoriale dell’oggetto può quindi accompagnarne l’uso come fonte. La critica del museo deve esaminare anche questi procedimenti e la documentazione che li sostiene.
NEMO e i condizionamenti del lavoro museale
Il Barometer on Political Influence on Museums in Europe, pubblicato da NEMO nel gennaio 2025, raccoglie 153 risposte da 31 paesi, ottenute fra luglio e settembre 2024 da musei, organizzazioni nazionali e altri organismi del settore. La rilevazione documenta le esperienze dichiarate dai partecipanti. Le caratteristiche del campione non consentono di estenderne automaticamente i risultati all’insieme dei musei europei. NEMO, rapporto integrale.
Il rapporto distingue condizionamenti finanziari, interventi su programmi ed esposizioni, ingerenze nelle nomine e nel governo delle istituzioni. Considera inoltre pressioni capaci di produrre censura e autocensura. Queste categorie permettono di esaminare l’autonomia attraverso le condizioni economiche e organizzative nelle quali i professionisti lavorano.
Paulina Florjanowicz approfondisce la stessa indagine in un contributo pubblicato nel 2025 in Muzealnictwo, presentato da NEMO con il titolo It takes courage to talk. L’abstract richiama anche il silenzio delle istituzioni sottoposte a pressione. La pagina Independent Museums raccoglie invece risorse e interventi con cui NEMO sostiene l’indipendenza professionale. L’approfondimento dell’indagine e l’attività di rappresentanza del settore vanno considerati nelle rispettive funzioni. Florjanowicz, scheda e abstract; NEMO, Independent Museums.
Il problema dell’autocensura riguarda anche la documentazione disponibile allo studioso. Un divieto esplicito può lasciare atti e comunicazioni. Un progetto abbandonato per timore di perdere finanziamenti può risultare molto più difficile da ricostruire. Per valutare l’autonomia occorre dunque esaminare anche le condizioni nelle quali un argomento viene scelto o accantonato.
Bayeux: il prestito come decisione diplomatica
L’arazzo di Bayeux è un ricamo in lana su tela di lino, lungo quasi settanta metri, realizzato nell’XI secolo. Attraverso una successione di scene accompagnate da iscrizioni racconta gli avvenimenti che conducono alla conquista normanna dell’Inghilterra nel 1066. La denominazione tradizionale di “arazzo” è rimasta nell’uso, benché la tecnica impiegata sia quella del ricamo. Museo di Bayeux, descrizione dell’opera.
Il conflitto riguarda la successione al trono inglese dopo la morte di Edoardo il Confessore. Nel gennaio 1066 diventa re Harold Godwinson, contro il quale Guglielmo, duca di Normandia, rivendica il proprio diritto alla corona. Guglielmo attraversa la Manica con un esercito e il 14 ottobre sconfigge le forze anglosassoni nella battaglia di Hastings, durante la quale Harold muore. La parte conservata del ricamo termina con la fuga degli sconfitti. Museo di Bayeux, il racconto della conquista.
La committenza dell’opera rimane oggetto di ricostruzione. Secondo l’ipotesi prevalente riportata dal museo di Bayeux, il ricamo sarebbe stato commissionato da Odone, vescovo della città e fratellastro di Guglielmo, per la nuova cattedrale consacrata nel 1077. Il museo ne sottolinea anche la funzione di legittimazione della conquista: la sequenza narrativa attribuisce particolare rilievo al giuramento prestato da Harold a Guglielmo e alla successiva assunzione della corona inglese da parte di Harold. Museo di Bayeux, committenza; interpretazione del racconto.
Questa storia rende il prestito particolarmente significativo per il nostro confronto. Il ricamo propone già una rappresentazione della conquista favorevole alle pretese di Guglielmo. Oggi i governi francese e britannico attribuiscono alla sua esposizione a Londra un significato di cooperazione fra i due paesi. Alla funzione politica del racconto medievale si aggiunge quindi quella assegnata al trasferimento contemporaneo dell’opera. Le due operazioni appartengono a contesti diversi e richiedono di essere studiate separatamente. GOV.UK, presentazione del prestito.
Il prestito dell’arazzo di Bayeux al British Museum nasce dalla cooperazione franco-britannica e prevede scambi di opere fra i due paesi. Si inserisce inoltre nella chiusura per lavori del museo francese. L’esposizione londinese è prevista da settembre 2026 a luglio 2027. Ministero della Cultura francese; GOV.UK; British Museum.
I governi attribuiscono al trasferimento una funzione diplomatica: rendere visibile la relazione fra Francia e Regno Unito attraverso un’opera di particolare importanza storica. Il significato contemporaneo del prestito dipende dalla conoscenza e dal riconoscimento pubblico del passato rappresentato dall’arazzo.
La contestazione sulla conservazione evidenzia un conflitto fra le responsabilità coinvolte. Il 5 giugno 2026 il Conseil d’État respinge il ricorso contro la decisione presidenziale perché la considera inscindibile dalla conduzione delle relazioni internazionali e quindi sottratta al proprio sindacato. Questa motivazione lascia aperta la valutazione dei rischi materiali: la decisione giudiziaria non certifica la sicurezza del trasferimento. Conseil d’État, comunicato ufficiale.
L’accordo amministrativo contempla condizioni scientifiche e tecniche, insieme a quelle finanziarie e organizzative. Per valutare il rapporto fra decisione politica e competenza professionale occorre ricostruire il peso dei pareri conservativi nella realizzazione di un trasferimento già assunto come impegno fra governi. Il valore diplomatico dell’iniziativa deve essere considerato insieme alla responsabilità di tutelare l’opera. Ministero della Cultura, documentazione sul prestito.
L’attesa del pubblico contribuisce al significato dell’operazione. The Art Newspaper registra l’esaurimento della prima tranche di biglietti nel primo giorno di vendita. Il Corriere della Sera riferisce oltre 100.000 prenotazioni e incassi superiori a 2,5 milioni di sterline. La previsione del museo, riportata da AP, è di circa un milione di visitatori entro la conclusione dell’esposizione. The Art Newspaper, 2 luglio; Corriere, 11 settembre; Associated Press, 7 settembre.
Già il titolo e il sommario dell’articolo di Antonello Guerrera su Repubblica, l’11 luglio, presentavano l’arrivo dell’opera come un fenomeno di attenzione collettiva. La comunicazione della mostra aveva suscitato interesse prima che il pubblico potesse visitarla. Repubblica, 11 luglio 2026.
Le vendite anticipate documentano la domanda di accesso all’esposizione; il numero complessivo dei visitatori attesi resta una previsione. Questi indicatori non permettono di stabilire quale interpretazione storica il pubblico ricaverà dalla visita. Occorrerebbe una ricerca sulla ricezione per collegare l’interesse verso l’opera alle conoscenze e ai significati attribuiti all’esperienza.
Il caso Bayeux mostra come la funzione pubblica di un oggetto dipenda anche dalle decisioni che ne rendono possibile l’esposizione e dalla comunicazione che la accompagna. L’accordo diplomatico può orientare l’attesa del visitatore. Per accertare una determinazione politica dei contenuti curatoriali servono però prove specifiche: richieste sulle didascalie o interventi documentati sulle scelte interpretative. Le fonti considerate attestano l’uso diplomatico del patrimonio e il conflitto sulla tutela; non consentono di attribuire ai governi una particolare lettura dell’arazzo imposta ai curatori.
Ricerca storica e responsabilità pubblica
La controversia Smithsonian e il prestito di Bayeux mostrano forme diverse di intervento politico. Nel primo caso, l’amministrazione indica un risultato interpretativo ed emotivo e cerca di ottenerlo attraverso strumenti finanziari e istituzionali. Nel secondo, i governi promuovono il trasferimento di un’opera per finalità diplomatiche, con conseguenze sulle responsabilità conservative. La distinzione permette di valutare ciascun intervento attraverso gli effetti documentati sul lavoro dei professionisti.
L’autonomia richiede che un museo renda comprensibili le ragioni delle proprie scelte e accetti di discuterle. Questa responsabilità verso i cittadini comprende la correzione degli errori e il confronto con nuove ricerche. Presuppone inoltre che un’interpretazione possa essere accolta quando modifica in modo scomodo l’immagine ereditata della nazione.
Il confronto europeo della prima puntata aveva mostrato quanto i musei contribuiscano alla formazione di quell’immagine. Le vicende esaminate qui riguardano il potere di stabilirne i contenuti e le condizioni nelle quali gli studiosi possono sottoporli a verifica.
La storiografia studia anche le appartenenze collettive, le loro trasformazioni e gli usi del passato che le sostengono. La sua funzione pubblica dipende dalla possibilità di proseguire l’indagine quando i risultati contraddicono le aspettative di chi dispone del potere di finanziarla.
Riferimenti storiografici
- Paulina Florjanowicz, «Trzeba mieć odwagę, by mówić. Barometr opinii NEMO dotyczący wpływu politycznego na muzea w Europie», Muzealnictwo, 66, 2025, DOI: 10.69500/m.60. Scheda e abstract.
- Richard H. Kohn, «History and the Culture Wars: The Case of the Smithsonian Institution’s Enola Gay Exhibition», The Journal of American History, 82, 3, 1995, pp. 1036–1063. Riferimento editoriale.
- Edward T. Linenthal e Tom Engelhardt, a cura di, History Wars: The Enola Gay and Other Battles for the American Past, 1996. Presentazione ed estratto.
- Denise D. Meringolo, Museums, Monuments, and National Parks: Toward a New Genealogy of Public History, University of Massachusetts Press, 2012. Presentazione editoriale.